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APPARENTE SICUREZZA

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APPARENTE SICUREZZA Sabato 22 Maggio “04-h 15.30

Ci risiamo. E’ il secondo sabato consecutivo che, durante il relax post-pranzo, mi soffermo a pensare a TE.

A fantasticare su ciò che potremmo fare insieme stasera o domani.

A programmare in my mind un utopistico week-end tra la tranquillità del mare…


Sono tre mesi ormai che ci frequentiamo e non so come tu sia resistito, ma non avrei mai pensato che tu mi potessi penetrare così profondamente…..

Mi stupisce che TU, così apparentemente fragile rispetto a quelli conosciuti in all my life, sia riuscito ad abbattere la mia invisibile corazza che da dieci anni mi difende dal mondo esterno.


Fin dall’inizio ero stata chiara.

Avevo dettato io le regole: “Mi piaci, mi va bene uscire con te, ma non voglio coinvolgimenti sentimentali”.

Tu hai affermato che era troppo tardi…che ti sentivi già troppo coinvolto dalla seconda sera in cui siamo usciti…

Io, solita donna di ghiaccio, ti ho baciato, ho sorriso e ti ho detto che mi spiaceva per te, perché io non sentivo lo stesso sentimento e che probabilmente eri solo infatuato.


Adesso è diverso, cazzo.


Non so quando sia scattata la molla.


Ora penso a te in un modo diverso. Penso che tu sia qualcosa di più che un ragazzo carino con cui passare una bella serata… e mi spaventa!


Sai benissimo che la prima volta che siamo usciti, la seconda, la terza (anche se ci siamo baciati) non provavo nulla per te.

Sai di quando ho versato un paio di lacrime e ti ho chiesto perché fossi così carino con una stronza maledettamente complicata come me.
Sai di questo lento e agonizzante travaglio che sto vivendo.

Conosci il mio carattere così impulsivo, talvolta incazzoso, così forte...

Dici che al di là del fisico, dei tatuaggi, del modo in cui mi vesto, ti piace il mio essere così solare, divertente, la mia autoironia, il mio essere così vera, senza false inibizioni, il mio essere così matura, così estroversa, così sicura di me, il mio essere “una tipa con le palle” e tutta la storia che sta intorno a me…..Quella che ho deciso di raccontarti un sabato, quando mi hai portato in quel posto sul lago. La solita maledetta storia che, quando decido di raccontarla, improvvisamente mi rende muta. Emetto una risatina nervosa, dico “scusa, cazzo ma non ce la faccio! Te lo dico la prossima volta” (ma sappiamo sia io sia il mio interlocutore che se non prendiamo al volo quel treno, non passerà più).


E hai notato spegnersi la mia (talvolta logorroica) loquacità…


Ho tergiversato un paio d’ore, ho fumato un paio di marlboro light (chieste ai ragazzi dell’altro tavolo, perché io ho smesso) e dopo aver fatto un lungo sospiro, ho vuotato il sacco. E tu mi hai sfiorato la coscia e hai pianto. Mi hai detto “scusa, sono un bambino”. E mi hai chiesto d’uscire. Mi hai baciata di fronte all’ingresso del locale e abbiamo passato il resto della serata insieme, senza parlare…perché spesso i fatti sono meglio delle parole…


Ho una gran confusione nella testa.

Al di là della mia apparente sicurezza mista a razionalità c’è una ragazzina di sedici anni, alla quale, se glielo domandassi, non saprebbe bene dirti cosa vuole e cosa no.


So per certo che amo il mare, la vodka, il vino bianco frizzante, gli aperitivi con gli amici, il profumo del caffè appena fatto, il contrasto del cioccolato fondente caldo sulla meringa gelato, il modo in cui mi baci e come mi fai stare…

Non credo TU sia “l’uomo della mia vita”. Penso che di essa abbiano fatto parte diversi uomini (a partire da mio padre) che volontariamente o involontariamente facendomi del bene o del male, respingendomi o essendo respinti hanno contribuito a far sì che io diventassi l’Ilaria dura e diffidente che sono oggi.
L’Ilaria che non può permettersi di scendere dal quel trono di superfiga intoccabile che si è costruita su misura.
L’Ilaria che con la sua corazza tipo armatura medioevale non permette a nessuno di entrare “troppo” nella sua vita, per non soffrire, per non stare male, per non piangere…

E poi sei arrivato TU.
TU così carino, paziente all’esasperazione/ Io che cambio umore così repentinamente.
TU che vorresti non stessi mai male/ Io che quando sto male mi chiudo a riccio e lascio il mondo all’esterno.
TU che ami darmi un bacio sulla guancia prima che salga in casa / Io che ti dico che non sei mia nonna.
TU che non sopporti la musica alta in auto / Io che ti metto la mia cassettina dei Muse a tutto volume.
TU al quale un lunedì chiedo tramite messaggio un po’ di tempo per riflettere.
TU al quale dopo quattro giorni dico che ho bisogno di te.
TU al quale all’una del mattino non ho paura a sussurrare in un orecchio che ho voglia di fare l’amore.
TU al quale non ho il coraggio di dire che… forse… un po’ ti voglio bene.



23/05/2004
lunatica

Commenti Inserisci Commento
chiara
12/01/2005-15:49:49
veramente toccante sembra un'esperienza veramente vissuta e se lo è è una confessione molto profonda e disperata complimenti chiara
moddy
14/01/2005-11:45:16
bellissimo tutto, ma le ultime righe sono degne di del "bardo"! brava Lunatica!
Con-t@tto

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