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…just a fair - haired girl

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…just a fair - haired girl E’ strano sentirsi così… Sentirsi così spesso limitata, insoddisfatta, incompleta

Essere l’unica partecipe del perenne conflitto tra l’Ilaria che VUOLE fare determinate cose e l’Ilaria che, per volontà divina, NON PUO’ farle…



Quando torni a casa alle 19, stanca morta dal lavoro, senza nemmeno la forza di cucinarti una bistecca…è in quei momenti che ti chiedi “ma dove cazzo vuoi andare?” “Tu che fai tanto la donna indipendente…ma che da quando sei caduta sei mesi fa, all’uscita del concerto dei Subsonica, non hai nemmeno più fatto i piatti…”. E pensi che, magari se facessi un orario di lavoro ridotto, avresti la possibilità di riposare quelle MALEDETTE gambe almeno un’oretta…e sentirti un po’ meno ospite nella casa in cui vivi.



Una mattina indossi un paio di jeans bassi, una maglietta che lascia scoperto qualche cm di pancia e un golfino. Sei stranamente in anticipo di 15 minuti. Peccato che nei 2 metri percorsi per richiudere il garage cadi.

Panico

misto ad odio

verso te stessa: e ora come fai a rialzarti? Ti trascini verso la portiera posteriore, ti appoggi al sedile, pulisci i jeans, ti levi il golf che hai rotto sul gomito e lo nascondi nel vano porta oggetti.



Le ginocchia pulsano.



Sei arrabbiata.



Ti guardi nello specchietto, ti dici “non piangere o righi il faccino” e anche se vorresti andare di sopra e passare la mattina in casa col ghiaccio, vai a lavorare con cinque minuti di ritardo…

Sfoggi uno dei tuoi sorrisi alla “non devono capire che è successo qualcosa” e ti senti salutare con un “uè Ilaria! Che figa che sei oggi!”. Ma l’unica cosa cui pensi è che non vedi l’ora di arrivare a casa e mettere il ghiaccio…

Ogni stramaledetto lunedì i colleghi ti chiedono cos’ hai fatto. Danno per scontato che sei andata a ballare: “sì, perché scommetto che tu sei una di quelle che tutte infighettate vanno nei locali…”.

Sorridi.

Vorresti dirgli che in realtà non fai mai niente di “so exciting”… E che se, grazie a dei cerotti antidolorifici, riesci ad uscire, nel 99% dei casi chiedi ad un amico se ti fa tenere sottobraccio.



Quando il cervello riesce solo a catalizzarsi sul dolore acuto e penetrante delle articolazioni prendi un antinfiammatorio, ci abbini un po’ di vino bianco, magari un cocktail e les jeux sont fait! Riesci ad allontanare da te il dolore e il cervello è invaso da quella soffice spumosità capace di farti sentire una quindicenne.

L’indomani al risveglio hai la sensazione che l’autista distratto di un camion ti abbia travolta…e allora ti chiedi perché non abbia fatto la retro per finirti del tutto…



E’ snervante non uscire il Venerdì sera per andare a nuotare il sabato.

DOVER nuotare il sabato mattina per riposare le gambe nel week-end.

DOVER tornare presto la domenica sera per non crollare il lunedì.

DOVER chiedere mezz’ora di permesso il martedì per andare dal fisioterapista.

DOVERTI svegliare mezz’ora prima il mercoledì per mettere il ghiaccio.

DOVER rinunciare all’aperitivo (tu… che sei stata eletta Miss Aperitivo) con gli amici per fare la magnetoterapia.

DOVER sembrare felice per non lasciare trapelare nulla…



E’ più semplice tenere tutto nello stomaco e indossare la maschera dell’invulnerabilità.

Poi però t’incazzi.

T’incazzi se dicono “beata te che non hai problemi!” e crolli…facendo la stronza con la tua famiglia. E a tua madre che ti chiede "cos’hai?" dici scontrosamente “non ho niente lasciami stare per favore! è una cosa mia”…e ti arrabbi.



Ti arrabbi perché è successo a te.



Ti arrabbi perché, col tuo comportamento iracondo, fai stare male i tuoi famigliari che, se potessero, ti darebbero la luna che ti sei fatta tatuare tre anni fa… Ma non possono.
E’ una lotta tua, che combatti con fatica e che anche se sei grande, ti fa sentire piccola e impotente.

E’ difficile mettere da parte l’orgoglio e mostrarsi vulnerabile.

E’ difficile percorrere sottobraccio ad un’amica una scala che A TE sembra infinita e scorgere da sotto lo sguardo di sconosciuti ad un tavolo. Quello sguardo che rimane nella tua pancia tutta la sera e t’incide l’anima….ti fa mordere il labbro inferiore e trattenere le stupide lacrime.

La rabbia parte dallo stomaco e sembra cresca in maniera esponenziale verso il cielo…finché crolli, sfogandoti nell’unico modo che conosci: piangi un minuto in bagno (con l’acqua del lavandino/bidet aperta, il cui scrosciare copre i singhiozzi rabbiosi), lavi la faccia, un po’ di correttore, un po’ di Dior e torni alla normalità…ovvero all’Ilaria che tutti conoscono…




E poi ci sono i giorni come oggi…

Giorni in cui ti senti onnipotente, intoccabile, FELICE!

E ti chiedi come sia possibile!

Forse perché è domenica.

Forse perché hai lasciato l’abbraccio di Morfeo alle 11, trascinata dal profumo del coffee appena fatto. Forse perché ieri le tue tre sorelle ti hanno aiutata a fare le frittelle.

Forse perché a mezzogiorno i nonni hanno rotto la monotonia dell’odiato pranzo della domenica.



Forse perché hai solo 23 anni… e dovresti stare più spesso così…

22/04/2004

Commenti Inserisci Commento
davide
18/05/2004-16:46:06
Vuol dire poco forse, ma ti abbraccio tanto.
ClauS
02/06/2004-02:19:24
Non so nemmeno io cosa scriverti...ti dico solo che per me sei Unica, Unica nel tuo Genere! Un'altra Ila così non la posso fare. E ti voglio bene per questo. Un abbraccio grandissimo
PiccolaVera
30/11/2004-09:45:31
Cadi e t rialzi..è questo l'importante..un bacio xkè mi ricordi ke questo è ancora possibile nonostante "tutto"
Ilaria
10/02/2005-19:47:48
Ho visto ke cm articolo è un pò vekkio ma voglio scriverti questo commento, ke a te risulterà completamente insignificante, x dirti ke oggi la mia prof ha portato al progetto pomeridiano ke facciamo a scuola (PROGETTO ASCOLTO) il tuo articolo e sn rimasta sbalordita a tal punto da rimanere senza parole dopo aver letto ciò ke hai scritto xkè è cm se mi avessero descritto...baci
autrice
13/02/2005-09:57:21
grazie Ilaria. fa piacere sapere che una prof vi ha sottoposto il mio brano. volevo ringraziarti personalmente, me credo ci siano problemi con la tua mail...ciao, Ila
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